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L’abate Ogliari con la pettorina numero uno. Alla sua destra il rettore dell’Ateneo Giovanni Betta, a sinistra il sindaco D’Alessandro, al suo debutto alla maratona di primavera nelle vesti di primi cittadino. La ventisettesima edizione della kermesse sportiva non competitiva, e rivolta principalmente alle famiglie, è stato un vero e proprio successo in termini di partecipazione. Sfondato il muro dei 5.000 partecipanti che di solito ogni anno prendono parte all’iniziativa che da oltre un quarto di secolo caratterizza il 25 aprile della città di Cassino. Chi con tuta e scarpette, chi in bici, i più piccoli sulle spalle dei genitori: la maratona ancora una volta è stata prima di ogni cosa la festa delle famiglie. In centinaia sono accorse sia dalla città martire che dai comuni limitrofi. Soddisfatto si è detto il presidente del Cus Cassino Carmine Calce, che da 27 anni organizza l’evento, sia per la massiccia partecipazione delle famiglie, sia per le tante istituzioni presenti. Tra gli altri hanno difatti percorso i 6 km: il vice presidente della Banca Popolare del Cassinate Vincenzo Formisano; il presidente dell’Ordine forense Giuseppe Di Mascio; il consigliere regionale Mario Abbruzese, il presidente del Consiglio Dino Secondino, gli assessori Benedetto Leone e Dana Tauwinkelova e tanti consiglieri comunali: principalmente di maggioranza, ma anche di opposizione. Perché la maratona, tra gli altri, ha anche questo merito: quello di abbattere, per un giorno, le barriere politiche. E altre barriere che il Cus ha provato ad abbattere, sono state quelle con cui ogni giorno devono fare i conti i diversamente abili. Per questo in testa al lungo serpentone che partendo da Corso della Repubblica ha attraversato piazza Diaz, via Sferracavalli, il lungofiume ed è poi risalito lungo via Enrico De Nicola per approdare nella villa comunale, c’era il piccolo Luca sulla sedia a rotelle. All’interno della villa c’è stato quindi un momento dedicato proprio ai diversamente abili con l’iniziativa “diversamente uniti, diversamente in marcia: crescere e camminare per fraternizzare”. “Si tratta - ha spiegato il professor Carmine Calce - di un modo per far sì che la maratona non sia solo sport, ma anche attenzione al sociale. Noi come Cus – ricorda – siamo molto sensibili a tale tematica. C'è difatti una profonda sinergia con la comunità Exodus e negli scorsi anni abbiamo portato la maratona anche in carcere per una giornata di festa con i detenuti”. E l’attenzione al sociale non è finita qui. Durante i 6 km di marcia, difatti, un pensiero è volato anche ai “cugini” di Norcia, nei mesi scorsi duramente colpita dal sisma. Un pensiero non solo ideale ma anche concreto. Una parte della quota di iscrizione versata dai partecipanti per avere il kit con maglietta e cappellino, è stata difatti devoluta alla città benedettina. E sullo sfondo, oggi come 27 anni fa, lo slogan ideato nel 1990 per la prima edizione della maratona di primavera: “Facciamo fiorire la pace nel mondo”.

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